Questa immagine: SkopasSkopas, italianizzato Scopas (in greco: Σκόπας; Paros, 390 a.C. circa – 330 a.C.circa), è stato uno scultore e architetto greco antico. Nato in un’isola dell’arcipelagodelle Cicladi, è tra i grandi maestri della scultura greca classica e di quella occidentalein generale. Figlio forse dello scultore Aristandro, della sua biografia si hanno molte poche notizie, scarsissime se confrontate con la celebrità che godette nel mondo antico, facendone il precursore, riconosciuto già all’epoca, della scultura ellenistica.

Dovette recarsi molto giovane ad Atene, dove venne in contatto con le novità di Policletoe Fidia e perfezionò la propria tecnica. Al 370 a.C.-360 a.C. è di solito riferita la statua di Apollo che venne portata a Roma da Augusto per il tempio di Apollo Palatino e che oggi è nota da copie romane e da una raffiguarzione su un rilievo su una base aSorrento. Al 360 a.C. circa è invece riferibile l’Eracle bronzeo, forse per il ginnasio presso l’agorà di Sicione, la cui migliore copia (Lansdowne) è oggi nella villa Getty a Malibu: l’impianto è policleteo, ma l’anatomia del volto e l’espressione patetica del volto presentano già una spiccata originalità.

Nel 353-351 a.C. dovette partecipare alla decorazione del Mausoleo di Alicarnasso, del quale gli sono attribuite le figure del lato orientale (Amazzonomachia), e dopo il 350 a.C. ricostruì, come architetto e come scultore, il tempio di Atena Alea a Tegea, che era andato distrutto in un incendio nel 395-394 a.C.; restano alcuni frammenti dei frontoni nel Museo archeologico nazionale di Atene dai quali è possibile farsi un’idea dell’accentuazione espressiva e drammatica assolutamente innovativa. Allo stesso periodo risale un Melagro bronzeo (345-340 a.C.), di cui le migliori copie sono oggi a Villa Medici a Roma e al Fitzwilliam Museum di Cambridge (Massachusetts).

Molto dubbia è la sua partecipazione alla ridecorazione dell’Artemision a Efeso, dopo la distruzione per un incendio nel 356 e non ancora compiuto nel 334 a.C.

L’esuberanza dinamica delle sue opera raggiunse il culmine nella Menade danzante (330 a.C.circa) e nel Pothos, già facente parte di un gruppo scultoreo con Eros e Himeros a Megara.

Più incerta appare l’attribuzione di altre opere citate dalle fonti: un Asclepio e un’Igea per Tegeae Gortina in Arcadia, un’Ecate per Argo, due Erinni per Atene, un Ermete, una Hestia, delleCanefore, un’Artemide Èukleia, un’Atena Prònaia per Tebe, un’Afrodite Pàndemos nell’Elide.

La romana ara di Domizio Enobarbo presenta un gruppo di Nettuno, Tetide ed esseri mariniforse derivante da un rilievo di Skopas.

Le sue opere risentono molto, nella costruzione delle composizioni, dello stile di Fidia anche se appaiono più rigorose nella forma, nella quale si nota anche un richiamo a Policleto. Differentemente da Fidia, però, la scultura di Scopas manca della naturalezza interpretativa dell’identità umana ma vi è in compenso una particolare dolenza, una tragicità, un pathos del vivere la condizione umana con tutta la sua drammaticità del dolore e della sofferenza.

Mentre in Fidia tutto è costruito con una propria e precisa architettura spaziale, che non lascia mai vuoti, Scopas combatte con lo spazio, lo contrasta, lo vince, se ne impossessa con la forza addomesticandolo e plasmandolo al proprio genio artistico.

Un esempio che esemplifica questa particolare interpretazione è visibile nella Menade danzante, dove tutto è movimento, proiezione, dinamicità, ricerca dell’infinito.

Anche in opere meno rivoluzionarie, come il Pothos, dove il movimento è meno accentuato, sono i giochi di luce, i chiaroscuri, che danno vita a una senzazione di movimento statico, una continua ricerca dell’andare oltre.

Un’altra caratteristica di Skopas era quella di non rifinire mai le proprie opere. Le sue sculture, pervenute a oggi solo con copie romane dell’epoca imperiale, non erano mai completamente sgrezzate, mantenendo sempre forti contrasti di luce e di ombre. Si potrebbe quasi dire fossero le antesignane dei Prigioni michelangioleschi dove la vita, l’anima delle opere, vive già all’interno del blocco di marmo; anche se appena sbozzata, la figura, il personaggio, la vitalità dell’opera esce fuori lo stesso in tutta la sua energia, la sua vitalità.

Skopas è stato sicuramente il primo scultore dell’animo umano, quasi uno scultore-psicologo, un artista in grado di rubare i sentimenti, le angosce, le espressioni dei suoi soggetti per poterli infondere nel marmo. Non si accontentava di rappresentare l’esteriorità del soggetto ma voleva a tutti i costi entrare nelle pieghe dell’anima e scoprirne tutti i segreti reconditi: il dolore, la tristezza, la delusione, le pene, le angosce.

L’esempio della Menade è qualcosa di illuminante e di tragico al tempo stesso; l’espressività del volto della donna, il suo movimento, la drammaticità dei suoi tratti, è contagiosa e sconvolgente e commovente al tempo stesso.

Un’altra opera che è particolarmente significativa dello stile e dell’interpretazione emotiva della scultura di Skopas, è la testa di Eracleche un tempo faceva parte del frontone ovest del Tempio di Atena Alea a Tegea. Anche in questo caso si può notare la mancanza di rifinitura dell’opera anche se in essa però vive nuovamente in maniera intensa il riflesso del sentimento, l’anima, il pathos. I tratti somatici sono leggermente deformati, ma con una grande carica espressiva, nella postura della bocca semiaperta: quasi un grido sommesso, con i segni delle rughe che inarcano la fronte, gli occhi e lo sguardo, quasi implorante, come in attesa, rivolto verso il cielo, la profondità dello sguardo accentuata ancor più dalle orbite incavate che contrastano con la sporgenza eccessiva delle sopracciglia.

Con l’arte di Skopas la scultura greca si arricchisce di una nuova tensione espressiva a tratti drammatica. Nativo dell’isola di paros nell’arcipelago delle cicladi, mostra un carattere ionico nella accentuazione dei sentimenti mediante soluzioni dinamiche. Nelle sue figure gli occhi si aprono come a contemplare qualcosa di ineffabile, mentre il busto si inarca con movimenti esibiti ed improvvisi.